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GEOLOGIA E RISORSE MINERARIE

L'attuale geologia della Valmalenco testimonia attraverso le complesse relazioni che intercorrono fra le sue rocce più caratteristiche (serpentiniti e rocce associate) ciò che resta 'allo stato fossile' del margine fra il continente e l'oceano.

 

 


Info:

quadrato Parco Geologico della Valmalenco - loc. Chiareggio

quadrato Mostra su "La geologia e le risorse minerarie della Valmalenco " presso il Centro Servizi di Chiesa in Valmalenco

quadrato Collezione F. Grazioli presso il Palazzo Martinengo di Sondrio

quadrato Museo mineralogico di Lanzada

quadrato Museo della miniera di talco della "Bagnada" - Lanzada SO

All'inizio del periodo Cretaceo, circa 130 milioni di anni fa, cominciava il processo di chiusura di un oceano, la Tetide, che portò, in tempi geologici ed attraverso un processo continuo protrattosi fino ai giorni nostri, alla collisione di due continenti (paleo-Europa e paleo-Africa) e alla formazione della catena Alpina.

L'attuale geologia della Valmalenco testimonia attraverso le complesse relazioni che intercorrono fra le sue rocce più caratteristiche (serpentiniti e rocce associate) ciò che resta "allo stato fossile" del margine fra il continente (Paleo- Africa) e il bacino oceanico (Tetide occidentale).

I primi "minatori" che all'Età del Ferro, secondo recenti studi, popolavano il territorio della Valmalenco non conoscevano l'origine delle serpentiniti; in queste rocce, così diffuse sul territorio della Valmalenco, avevano però imparato a riconoscere le mineralizzazioni di ferro e rame e a ricavarne i metalli attraverso elementari processi di fusione in semplici forni.

Anche i primi "cavatori", ignari all'origine geologica della Valmalenco, dal tardo medioevo e probabilmente anche prima, in epoca romana, impararono ad estrarre e a lavorare, dagli estesi affioramenti di serpentinite, la pietra ollare e il serpentinoscisto al fine di produrre pentole per la cottura dei cibi e lastre per la copertura dei tetti.

Nel 1865 viene pubblicata la prima carta geologica della Valmalenco ad opera di Gottfried Ludwig Theobald (1810-1869).

La carta, estesa su un territorio che comprende Engadina e Valtellina, ha come base topografica il foglio XX Sondrio-Bormio, in scala 1:100.000 della famosa carta Dufour (la prima carta ufficiale della Svizzera).

La carta di Theobald, oltre a rappresentare un documento di valore storico nell'ambito dell'evoluzione delle conoscenze sulla geologia alpina, resta e testimoniare con precisione, sul territorio in esame, la notevole estensione dei ghiacciai intorno alla metà del diciannovesimo secolo.

Un contributo determinante per la lettura e l'interpretazione della geologia della Valmalenco è dato dalla pubblicazione, nel 1946, della carta del Gruppo del Bernina, in scala 1:50.000, di Rudolf Staub (1890-1961).

Questa carta, pur superata dalle attuali conoscenze geologiche (è stata recentemente pubblicata la carta geologica della Valmalenco, scala 1:25.000) resta un capolavoro della cartografia geologica Alpina.

Alla complessa storia geologica della Valmalenco e alla grande varietà di rocce affioranti non poteva che corrispondere una ricca ed eccezionale presenza di minerali non solo di interesse economico ma anche scentifico e collezionistico: Demantoide, Quarzo, Perovskite, Artinite, Brugnatellite, sono alcuni esempi dei minerali più famosi.

Numerosi sono gli studi, i mineralogisti e gli appassionati ricercatori che hanno contribuito, anche con la scoperta di nuovi minerali, a rendere famosa la Valmalenco in questo campo.

A testimonianza di ciò, oltre ad innumerevoli studi e pubblicazioni di carattere scentifico, restano importanti collezioni dedicate ai minerali della Valmalenco.

Parte dell'ampia raccolta mineralogica di Pietro Sigismund (1874-1962), celebre studioso milanese, è custodita presso il Museo Storico, Etnografico e Naturalistico della Valmalenco; quì è possibile ammirare, nell'ambito una collezione di grande valore storico, 180 pezzi trovati dal ricercatore sul territorio della Valmalenco.

Al prof. Fulvio Grazioli (1913-1991), famoso per le notevoli doti di ricercatore nel campo dei minerali e per lo straordinario impegno dedicato a tale passione, va il merito di essere riuscito ad assemblare la più ricca e completa collezione di minerali della Valmalenco (quasi 12.000 campioni raccolti personalmente durante le sue ricerche sul territorio della provincia di Sondrio).

Un esposizione dei minerali più significativi della collezione F. Grazioli è allestita presso lo storico Palazzo Martinengo nella città di Sondrio.


Fonte: "Valmelenco- guida ai visitatori" 

 

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